Costantino Posa

Costantino Posa

sabato 3 giugno 2017

IDIOZIA

Come è bello sentirsi un popolo fiero e speranzoso. Convinti di essere nel giusto e sempre pronti a gonfiare il petto al vento. Indossare una divisa e sparare a chi non ha neanche il permesso. I missili sono cari, ma sanno cosa fare. Se poi cadono o colpiscono un po’ più in là, che fa? Fa parte del gioco. Chi resta lì moriva anche prima. Quel che conta è il messaggio. Trasmettere agli altri di essere i più forti. Poi nella conta dei morti non contano i bambini. Non hanno mai prodotto e per colpa della miseria, sarebbero da lì a poco, morti. Quelle bandiere sempre al vento non hanno più colore e neanche il senso del dovere. Si coprono di rosso e nero. Rosso sangue e nero di vergogna, che ha fatto dell’uomo vero un po’ meno di vero. Giustizia e vendetta si confondono. La prima giustifica l’altra. La seconda si diverte e sostituisce l’uomo con la bestia. Le incredulità resteranno per sempre incontrollabili incredulità, mentre l’incapacità dell’uomo di risolvere antichi malumori, lo porteranno a rincorrere ideali e prese di posizioni che al di fuori vengono visti come inutili tentativi dell’uomo stesso di apparire un po’ migliore. La terra stessa, tante volte si vergogna di accogliere ciò che resta, poiché quel che resta, tante volte, vale più di quel che era. Resteranno le croci per chi verrà dopo a ricordare che in fondo le tante voci, portate via dal vento, resteranno per sempre voci inascoltate. Mentre il tempo che da sempre odia fermarsi, porterà ad altri solo quello che vorrà. Chi non è vissuto conterà più di quei tanti, che accecati dal nulla, saranno malamente vissuti invano.

sabato 15 aprile 2017

SE MI MANCA L'URLO DEL VENTO.

Quei pensieri che non hanno mai trovato ascolti sono ancora lì. Tra le paludi delle cose perse. Quei pensieri amici dei silenzi stolti, si sono persi lì tra le odi dei ma e forse. Di tutto quel che sento ci sono le risposte  che non hanno mai avuto domande. Solo l'urlo del vento, è quello che mi spinge a cento. Quei muri e le frenate sono solo quelli di ieri. Forse ho perso di te il tempo e la magica esperienza di averti qui per sempre. Rispetto quel che sento. Solo l'urlo del vento amico mi ricorda senza spreco di averti avuta accanto almeno in questa vita. Ora so il perchè? Di quei tanti pensieri lì.

mercoledì 12 aprile 2017

LIBERTA' PER TUTTI.


L'uomo ripiegato su se stesso è lo stesso uomo di prima.
Quello che nel poter decidere camminava dritto, sempre avanti.
Quello che ha vissuto, sognato e combattuto.
Quello che ha parlato e ha scelto la sua strada.
Quello che dirà: " Non tornerò più in piedi ",
i miei costretti non vogliono:
Costretto al silenzio.
Costretto alla fuga.
Costretto a sopravvivere.
Costretto a prostituirmi.
Quello che mise nel cuore un sol pensiero: "Libertà".
Ora è tempo di cercare la cordialità di un tempo.
Quella che ad ogni bivio ti dice: "vai di qua o di là"
e se non ti piace, puoi cambiare.
L'uomo ripiegato su se stesso è lo stesso uomo di domani.
Quello che parlerà sempre di un domani.
Quello che lavorerà e potrà stringere le tue mani.
L'uomo ripiegato su se stesso
è lo stesso uomo di tanti momenti,
precipitato nel panico, mesto, rifugio dei perdenti
per vivere di un unico sol momento di tormenti.

giovedì 6 aprile 2017

BRIATORE :«Quando sento che è difficile essere lontano da casa per un ragazzo di 24 o 25 anni penso che è incredibile: negli Usa i ragazzi a 17 anni lasciano le famiglie e cercano una propria strada. Conosco ragazzi italiani arrivati a New York otto anni fa per fare i camerieri e oggi hanno 12 ristoranti».
«Se uno ha le palle va fuori, se uno ha voglia di fare va fuori - ha concluso -. (…) Si parla sempre di andare all'estero per studiare, ma io dico: andiamo all'estero per lavorare».
MODELLO di PALLA:

ALLORA MANDIAMO TUTTI GLI ITALIANI ALL'ESTERO, COSI' VEDIAMO SE HANNO TUTTI LE PALLE.....IN ITALIA FACCIAMO RIENTRARE BRIATORE CON 1500 EURO AL MESE

domenica 2 aprile 2017

ROSE NON SCHIUSE.







Scuoteva il capo, un pò persa.
Le braccia del tempo lasciavano 
intravedere la sua malinconia.
Sola, sempre sola, per la via.
Come spighe di grano piegate al vento.
Sempre in un senso. Sempre un ripenso.
Le sue labbra serrate di freddo
come petali di rose non schiuse.
Taceva il cuore un pò spento
in balia di un certo tormento
ma, i contorni del buio son fatti di luce
di musica d'incontri di sole
e poi il mare che invita ad amare.
Che fa se per un pò mi sono persa, 
oggi mi sento molto diversa.

POCO MARGINE.

Sere d'inverno dai riflessi cangianti. Gli echi non hanno più pareti dove potersi infrangere e tornare indietro. I giorni che si sovrappongono sono massi lavici, come pagine d'autore, conservano tutto quello che è stato. I venti sono fruscii del tempo dai mille risvolti e quei brividi della schiena sono le forti emozioni che ci hanno resi certi. Cere d'inferno che non hanno retto. Quei giorni che restano sono quelli che contano. Sono sassi in bilico, non osano spostarsi, consapevoli fan finta di essere lì fermi.

giovedì 23 marzo 2017

AL CENTRALINO...1971


Anche tu come tanti di noi hai una tua vita.
Anche tu nascondi in te una misera esistenza.
Una vita fatta di suoni, di luci e di battiti.
Fra gli intrecci dei tuoi fili c'è un sospiro
che ci porta lontano nel tempo e nel luogo.
Risveglia in noi emozioni di un tempo passato
e ci mostra l'attuale realtà, fatta di parole e menzogne.
Le voci che parlano per te non dicono la verità.
Sono echi oscuri che invano cercano di ucciderti.
Far di te una cosa morta, senza vita
è un gravissimo errore che col tempo si paga
e solo a tratti ci si rende conto che fai parte di noi.
Mormorii, minacce fanno di te un essere indegno,
però anche se nascondi una immensa tristezza
sei il solo a parlare del mondo.
Sei come un faro che c'illumina luoghi sconosciuti
o ci porti là dove sono i nostri pensieri.
Però ora che devo lasciarti, ricordati di me,
perchè io non posso e non potrò mai farlo.

venerdì 17 marzo 2017

PALLIDA FOLLIA.


Nuvole come zucchero filato
Oscillano sui dirupi del tempo per non farlo svanire.
Conosco questo suono, come nenia all’imbrunire
sottovoce, quasi mai ti dice:
“Se potessi toglierti dal cuore”
tutto quello che non accetta.
Un’alba ferita d’addio gioca con i contorni di un giorno
e i coni d’ombra di una notte desolata
di rincorsi spinosi che non hanno vento
Non hanno udito: “C’è sempre un tempo per ogni cosa”
Mentre la luna silenziosa, invano spinge la tua voce
per quello che si porta via.
Alito violento di un addio, preludio di un cambiamento.
Chissà per quanto tempo ancora crederà in un refolo di
vento! Pallida follia di un altro momento.

lunedì 6 marzo 2017

LETTERA a un ADDIO.

   
                 

Ci sono amori che col tempo diventano estranei, come se non fossero mai stati amori. Sono come gli universi senza stelle. Dirompenti come un mare senza scogli. Piatto, senza onde. Senza voli di gabbiani. Senza brividi sulla pelle. Senza lampi, tuoni e improvvise mareggiate. Senza gocce di rugiada. Senza battiti incontrollati e le voci sussurrate di quei sguardi dritti al cuore; con le labbra appoggiate e gli occhi appena chiusi che si aprono splendenti alla luce di un’aurora. Mi mancavi prima di conoscerti. Ora che sei andata via mi è difficile accorgermi che non ci sei. Ti vedo in ogni angolo della casa. Ti sento sfiorarmi la pelle e il tuo alito, vento d’estate, mi gira intorno. La tua voce nei miei pensieri, come battito di tamburi. Credimi se i pensieri fossero fatti soltanto parole, desideri e strani pentimenti, forse mi sentirei perso. Dimenticherei le tue mani sulla pelle di brividi trattenuti. Scorderei le tue labbra ansiose di parole e di baci contenuti. Mi pentirei di averti cercata, amata e desiderata come il gelido inverno aspetta ansimando l’arrivo della primavera e lasciarmi andare e sentirmi come un Dio in una notte d’estate. Aspetterei il cadere lento di un cambiamento e le foglie secche di un sol unico evento lieve d’autunno e se il tempo fosse fatto di niente, non servirebbe nemmeno ricordare e se il cielo finto fosse fatto di chi mente, non servirebbe nemmeno sognare. Le stelle allucinogene non basterebbero ad immaginare e il vento spinto porterebbe soltanto rimpianto e se il silenzio fosse fatto veramente soltanto di nulla e se allora mi chiedo: “Perché piango se mi sento lasciato. Mi tormento e mi rallegro se di colpo mi risento amato e se tutto non fosse stato inutile, capirei perché mi sei tanto mancata. Come potrò mai dimenticarti se ancora oggi un tuo brivido come un’onda mi attraversa ed è come se il tempo non fosse mai arrivato ad esplecare un urlo crescente che non distrae, sfiora e dipinge notti sulla pelle che ansima e s’agita al sol sfiorarsi, mentre il mio sangue, con la luce premuroso, si lascia andare. Reso ancora più ardito, si esalta a somigliare a tutto quello che diventa bufera di tutto ciò che appare negato, in delirio intenso e profumo d’illecito. Fino a quando finiscono i gemiti segreti, senza più fonti da dissetare. Vedo ancora i tuoi occhi che mi trafiggono, facendosi largo dentro di me, con l’abilità di chi sa dove arrivare. Senza vergogna a seguire la scia umida lasciata dalla mia lingua a sentori aciduli di confusi respiri, affidandosi a sussulti e tormenti. Senza tregua, avidi di incontenibile passione, fino a restare socchiusi per non svegliarsi mai e fondersi di sensazioni e brividi mai più tenuti nascosti. Mentre le tue labbra mordono senza voler fingere di essere altrove. Lasciarsi coinvolgere dalle voglie di notti senza buio proibito ad aspettare un’alba ricca di promesse. Quella di ritrovarsi ancora, temo che nei nostri sensi non ci saranno mai follie, solo gesti e spine che trattengono il respiro che divampa. La nostra vita come un libro dalle pagine strappate. Le ultime ancora bianche. Copertine di pietre, difficili d’aprire. Rughe tra i fogli ingialliti. Lacrime che non hanno eroso il tempo che non si è mai tradito; delle sensazioni ha lasciato soltanto gocce in fondo ai calici che hanno brindato versi. Quante piaghe tra le parole urlate al vento e al sospetto che il tempo non è mai tornato. Solo la pelle, la nostra pelle sa se si ci sei mai stata. Lancette di orologi che non ti vedono. Stessa velocità, stesso verso. Non potranno mai incontrarsi. Ore diverse vissute a rincorrere il tempo di un domani che non potrà mai essere raggiunto. Sarà sempre domani e il vento insufficiente non riuscirà mai a far sì che un oggi diventi un domani. Il tempo senza te non si ferma, non aspetta, va avanti fino al domani e poi ancora domani. Le lancette della nostra vita hanno tante felicità, ma anche di quel tanto perso. Isolato dal fumo che si è creato intorno a me, inseguo le scie dei pensieri che corrono via, più del tempo. Sperando di seguire sempre quelli giusti. Quelli che parlano dei sentimenti veri. Sono gli unici che lasciano sospirare. Sono i venti che soffiano dentro, aspettando che da te arrivi ancora il vento. Mi manca di te la voce. Gli echi dei momenti e i pensieri sussurrati a bassa voce di essere presente. Mi manca di te l’inizio della foce e i sussurri a volte trattenuti e i battiti mai muti. Mi manca dite la pelle liscia e bollente come fossimo due amanti. Mi mancano di te i baci e le labbra di te, il tempo mi resterà per sempre ogni attimo e momento. Ora che è passato il vento che scompiglia i capelli, vedo il tempo che s’invola verso l’ombra e il tepore. Tutto volge verso sera dai passi insoliti e silenti. Mentre ancora l’amore tuona, penetra i cuori e le parole s’inchinano ad alimentare i fuochi. Vorrei tanto ancora specchiarmi di un cielo stellato e versi. Vorrei vestirmi ancora d’emozioni e soli. Gli attimi che si fermano sono fili bianchi che si perdono. Non tutti sanno che il vento che scompiglia è già passato. Peccato non farla tornare la voglia che non ha bisogno della magia e tanto meno dell’inganno. Mi chiedo come sarà l’inchiostro che scriverà chissà? Se tu tornerai. A volte ci sentiamo felici per caso. Altre volte ci rendiamo conto che potremmo sempre esserlo, se non avessimo permesso la partenza di tanti treni. I vagoni dei sentimenti vanno sempre di là e non sempre trovano le giuste coincidenze. L’addio disinteressato non prevede alcun sacrificio di se stessi. Mi chiedo sempre come saranno le lacrime d’inchiostro che scriveranno “e già!” ormai se tu non tornerai. O sangue che sospira, torna ad essere agitato. Percorre le mie vene e non si dà pace, se non è il vento che tormenta. Sussulta e sospira nell’ombra ogni attimo di tradimento. Scorre sì, ma a singhiozzo, sa che dovrà solo aspettare il momento del riscatto. Solo quando tu sorridi si ricorda d’essere amato. Lascia agli altri e al sospetto di schierarsi col dispetto. Al mio sangue conta solo il battito del petto. Essere ancora amato e un po’ di rispetto. Mi manchi con le tue mani calde, con la tua pelle a buccia d’arancio e dei tuoi fianchi che non sanno girarsi. Mi manca del tempo il senso unico del vento e dei petali che cadono. La voglia del tornare. Mi manca di te la soglia del piacere e dei brividi barattati. Mi manca di te i sospiri infiniti sulle ali dei venti. Ah se tu potessi tornare con la tua pelle arancio e con le mani calde. E’ quello che di te mi manca. A volte sono le lacrime che ci riportano indietro alle gioie di un tempo e alle spine che inevitabilmente ci pungono spesso. Ai rimpianti di un tempo sciupato e incerto. A volte i geli alla schiena sono ricordi pungenti di pagine perse. Forse non doveva essere così: “Il tempo in un’unica direzione”. Forse le aspirazioni ci portano via, non sanno spiegare come il cuore batte comunque in ogni momento. Non posso solo dire che mi manchi. Ci sono parole che sfuggono, si smarriscono costruendo una rete di pensieri dalla quale non si riesce più a venirne fuori. Tante volte ci si sente come foglie alla fine d’autunno, come se una parte di noi si stacca da noi stessi per seguire il vento, come un pensiero sospeso nell’aria, lasciando solo alla pioggia il gusto di scendere piano. E’ come prendersi a randellate come fossimo bestie che rantolano, mentre l’asfalto che raccoglie le nostre lacrime, si limita a dire: “non posso farci niente” tutto è possibile. Ci sono parole aspre, arrivano all’improvviso. Ci sono pensieri esausti, somigliano a dei pesi. Nessuno osa alzarli. Ci sono risposte che non hanno mai risposte e inutili attese dei treni che vanno via, mentre qui riposa il petto. Il mio calore diventa il tuo e il mio respiro, sospira al tuo, alla tua pelle nuda. I pensieri sono braccia, somigliano a dei rami che nessuno può spezzare e nel silenzio ci sono tuoni, arrivano pian-piano. Sono i battiti del cuore. So che mille pensieri non potranno mai spiegare il perché tu sei andata via. Quello che conta e fa male, è soltanto quello. E’ fatto di pietra dura, come lamine di acciaio del tempo che delle mie lacrime non ha più cura. Sono pareti che non hanno porte, ma soltanto spifferi dal sapore aspro. Chissà perché quando c’è l’addio e quel vento che ti porta via, rimane solo sudore ardente che scivolando sulla pelle grigia, martella a sangue e infierisce. So che mille parole non riporteranno nessun rancore amaro, perché tu non avresti mai voluto andar via. C’è un’unica via che può portare alla mia felicità: il tuo ritorno ne traccia la rotta come un’onda che spinge ad amare. Un sentiero che si snoda tra facili esche che appaiono allettanti. Ingannano i diversi stadi del piacere. Illudono e deviano, mentre il cuore che non batte mai da solo, sa quando accelerare. Il cuore sa dove andare. Sa dove fermarsi. Il cuore sa quando è il momento di trattenere il respiro. Sa anche quando è ora di dormire. La nostra pelle fatta di tabù, vive solo dal volere a tutti i costi. Piaghe del poco conosciuto che prendono voce per capire il mistero che non ci lascia dormire. Le parole e i pensieri che sconvolgono, tormentano come tutti gli amori inaspettati.

Costantino Posa

venerdì 3 marzo 2017

Senza slancio.

Non voglio essere nessuno, nemmeno un vivente all'esordio del peccato. La mia pelle dall'aspetto biodegradabile sembra quasi perfetta e vorrei quasi dire che non mi sembra rovinata. Forse è un po dimessa, ma non potrei neanche prendermela con la iella mia amica, in fondo non è estate e per questo che ho freddo. Non mi sento di consultare ancora la mia agenda, non ci troverei niente. Quando mi vedo allo specchio capisco che ho sbagliato; forse ho esagerato con la dieta fai da te. Volevo tanto essere come tanti, ma non mi aspettavo di diventare un po troppo somigliante...non voglio pensarci più di tanto, domani con il sole penso sarà diverso.