Costantino Posa

Costantino Posa

mercoledì 22 novembre 2017


SE MI MANCA L’URLO DEL VENTO.
Quei pensieri
che non hanno mai trovato ascolti
sono ancora lì.
Tra le paludi delle cose perse.
Quei pensieri
amici dei silenzi stolti,
si sono persi lì
tra le odi dei ma e forse.
Di tutto quel che sento
ci sono le risposte
che non hanno mai avuto domande.
Solo l'urlo del vento,
è quello che mi spinge a cento.
Quei muri e le frenate
sono solo quelli di ieri.
Forse ho perso di te il tempo
e la magica esperienza
di averti qui per sempre.
Rispetto quel che sento.
Solo l'urlo del vento amico
mi ricorda senza spreco
di averti avuta accanto
almeno in questa vita.
Ora so il perché?
Di quei tanti pensieri lì.

COME UN VENTO.
Passa il vento.
Un giorno.
Una notte.
Il tempo.
Un rimpianto mai voluto.
Cosa resta di quel primo?
Come un treno che sorpassa.
Come un soffio che trascina.
Quanta fretta per chi sale!



 ROSE DEL DESERTO.
 Ho visto come le lacrime lasciano il segno
 come la brina dei campi sudati.
 Ho immaginato la mia follia
 come una foglia al vento,
 non sa fermarsi
 e se ho avuto tanti pensieri,
 uno solo è un viso.
 Mi resterà soltanto quello
 quando da solo avrò il buio.
 Nemmeno il fiato per urlare
 e la pelle a sfiorare
 come la vita andata nei campi minati:
 lasciano il segno.
 Mi mancheranno i silenzi
 e gli sguardi a fianco
 come rose del deserto
 prima che si levi il vento.




TRA I PENSIERI VENTO.
Vento nei miei occhi
persistente tra i ricordi.
Quel capo mai girato
e le voci,
splendide dei silenzi.
Come dighe che trattengono,
credono nei ritorni.
Sono certi, lei ritornerà.
Le certezze lo sanno già.
Voi non cercatemi altrove.
Non mi troverete mai.
Io sono come il vento lieve
mi riporto dove ero ieri.
Io sono come l'aurora,
appaio
quando gli altri dormono.
Io sono anche tuono.
Più mi sento solo
tuono.
Mentre l'umore cade
come le nubi delle sere
di fine estate.
Non mi troverete mai.
Io sono come un vento forte
anche ora sono altrove.




VIA COL VENTO 2017.
Se l'aurora chiede: "Ma tu sei vecchio?"
Viene facile dire: "No" ho solo tinto i capelli.
Gli anni sono come polvere in un soffio di vento.
Possono anche sembrare tanti.
In fondo, tanti, nascono già vecchi.
Come è vero che tanti altri
muoiono, inevitabilmente, giovani.
La vita, il tempo e la morte
sono cose inaspettate e allo stesso modo
tante volte ci si aspetta tanto
dalla amata vita.
Il tempo è meglio non influenzarlo,
mentre la morte non ha problemi,
sa dove aspettarci.
Il vento invisibile si fa notare
dalla polvere che in un soffio
ci porta via.




IMMAGINO IL TEMPO.
A volte sono vento disperso.
Mi chiedo perché? Disegno la mia vita
come pagine di un libro al vento
del tempo che non ha tempo.
A volte sono vento diverso.
Mi diverto a riscriverla,
la mia vita ormai persa.
A volte sono vento avverso.
Mi ostino e riprendo il mio tempo.
In fondo, in fondo
a volte sono vento universo.





L’AMORE CHE UCCIDE.
Non credo che il tempo dirà mai
se è stato giusto crederci fino in fondo.
Quelle mani che hanno ucciso
per un po’ hanno amato.
Per un po’ hanno cercato solo quelle,
poi non hanno retto al cambiamento
e si sono lasciate confondere da luci e ombre
come se il tempo non sia mai esistito.
Quelle mani si sono armate
e come se fossero disperate
hanno reciso ogni fiore.
Non esistono amori totalmente inesistenti
e tantomeno amori resistenti
all’andamento del tempo.
L’amore può essere soltanto un attimo
e durare inalterato oltre il tempo consentito.
L’amore un fucile a canne mozze
o una lama a doppio taglio:
“Se sei mia, sei soltanto mia”.
Come è bello il sol pensiero
di chi crede di essere vero amore.
L’amore è una candela che brilla finchè c’è cera.
Poi se mai arriva sera è più giusto andare via.
Non l’ira la sua linfa e la morte se la ride
se per amore la si uccide.
Così non finisce solo la vita
ma porta con se anche l’amore.



LE MIE PRIGIONI.
Sono le pareti di cemento armato
che mi hanno fatto sentire meno amato
e gli sguardi mai cercati,
quelle note mai suonate,
le parole sconosciute e le attese evitate.
Quelle vie non volute e gli incroci non passati.
Tante sbarre mai alzate e quei treni mai fermati.
Le salite meno ripide, preferite a quelle ardite.
Sono le stagioni mai vissute
sostituite da quel tanto in più.
E gli addii dimenticati
e i segnali indicati spesse volte non seguiti
come quando mi son piegato
superato da quegli echi invano.
Le sbarre delle scelte
spesso volontariamente divelte.
Quelle porte mai aperte
e le pareti lì tante volte messe apposta.





NOVANTASEI VOLTE GRAZIE.
Immaginavo il tempo
un amico, a volte, fermo.
Una tela dai colori scintillanti.
Una musica coinvolgente.
Un vento a tratti assento.
Poi le ore, i giorni, i mesi
e gli anni si sono mossi come un vento.
Le stagioni come tornadi
hanno limitato i contorni.
Cosa resta di quel tempo?
Una mamma silenziosa
dagli occhi un pò svogliati.
La pelle un pò piegata
come pagine di una vita.
lei è lì, aspetta.
Si accontenta di un sorriso.
Una mamma coraggiosa
dalle mani un pò scarnite.
Immaginavo il tempo
per sempre un amico,
ma il tempo non sa fermarsi.
Sa solo andare avanti.
Resterà l'amore che in silenzio
ci ha sempre guidati.
Il tempo mi perseguita.





IN CERCA DI ME STESSO.
Vorrei essere un vento cauto
per non essere troppo invadente.
Vorrei essere un vento lieve
per sfiorare a mio piacimento.
Vorrei essere un vento forte
per respingere chi non si accontenta.
Vorrei essere un vento impetuoso
per schiaffeggiare chi osa essere impertinente.
Vorrei essere un vento mai sentito
per distruggere chi uccide senza ritegno.
Vorrei essere un vento fragile
per essere un po’ coccolato.
Vorrei essere almeno un vento


per non restare inutilmente fermo.

venerdì 3 novembre 2017

SOLO FUNGHI.

Funghi che passione...lunghe passeggiate tra i sassi della Murgia in cerca di funghi. A volte si finisce in campi aridi, senza coltivazioni, la gioia quando appare un piccolo fungo tra i tanti sassi murgiani. A volte appaiono i proprietari di queste misere colline sotto il cielo. A volte alcuni uomini perdono la ragione, gonfiano il petto e urlano per far valere il proprio diritto ad essere proprietario e cercano la provocazione per aver poi la possibilità di alzare le mani su chi passeggia tranquillamente in cerca di un piccolo funghetto. Mi chiedo è possibile che l'uomo, inaspettatamente, diventa peggio di un animale. Provocare per avere la possibilità di far male. Ormai non c'è più da meravigliarsi...si uccide e si fa del male anche alle persone che si amano. A volte si uccidono anche i propri figli per far del male alle persone che fino a quel giorno si amavano. I diritti sono una cosa, ma aggredire verbalmente solo per avere il pretesto di fare violenza è senz'altro un altra cosa. I funghi nascono da soli, anche su un terreno altrui. I funghi non sono coltivati, fanno parte della natura, come le cicorielle campestri, asparagi ed altro. Sono tanti e tanti quelli che vanno per campi in cerca di un pò d'aria, passeggiate che permettono di restare in pace con se stessi dopo tanti anni di lavoro ed una misera pensione, quella che l'Italia permette. Poi l'educazione ed il rispetto è tutt'altra cosa. Invito tutti ad andare a funghi almeno una volta nella vita. Il contatto con la natura non ha niente a che vedere con eventuali furti di coltivazioni. I funghi sono lì, aspettano di essere colti, come i tartufi ed i pesci non vedono l'ora di essere pescati....il resto è solo maleducazione di tanti miseri terrieri in cerca di un nulla pur di fare del male. Tutti a funghi sulla nostra Murgia.

domenica 29 ottobre 2017

L'AMORE CHE UCCIDE.

Non credo che il tempo dirà mai se è stato giusto crederci fino in fondo. Quelle mani che hanno ucciso, per un pò hanno amato. Per un pò hanno cercato solo quello. Quelle mani per un pò si sono emozionate, poi non hanno retto al cambiamento e si sono lasciate confondere da luci ed ombre come se il tempo non sia mai esistito. Quelle mani si sono armate e come se fossero disperate hanno reciso ogni fiore. 
Non esistono amori totalmente inesistenti e tanto meno amori resistenti all'andamento del tempo. L'amore può essere, anche, soltanto un attimo o durare, inalterato, oltre il tempo consentito. L'amore un fucile a canne mozze o una lama a doppio taglio: "Se sei mia, sei soltanto mia". Come è bello il sol pensiero di chi crede di essere vero amore. L'amore è una candela che brilla finchè c'è cera, poi, se mai,  arriva sera è più giusto andare via...non l'ira la sua linfa se per amore la si uccide. Così finisce solo la vita, ma porta con se anche l'amore.

sabato 28 ottobre 2017

PORTIERE DI NOTTE.


Fragile come una foglia arida.
Immobile come i pali a fianco.
Inutile
come il tempo inesistente.
Si sa, ci sono prati verdi
e tanti altri solo sintetici.
Le immagini
si possono cambiare,
ma il vento, quello giusto
è quello che ti fa decidere
dove c’è il cuore.
Dove ti porta il cuore.
Le bandiere e gli ideali
sono cellule vitali.
L’eterno vitalizio
fa parte del sistema.
Se poi ti passa sotto il piede
Forse sei un po’ così.

Mi sa che c’è di meglio.

sabato 5 agosto 2017

LETTERA a un ADDIO.

                     

Ci sono amori che col tempo diventano estranei, come se non fossero mai stati amori. Sono come gli universi senza stelle. Dirompenti come un mare senza scogli. Piatto, senza onde. Senza voli di gabbiani. Senza brividi sulla pelle. Senza lampi, tuoni e improvvise mareggiate. Senza gocce di rugiada. Senza battiti incontrollati e le voci sussurrate di quei sguardi dritti al cuore; con le labbra appoggiate e gli occhi appena chiusi che si aprono splendenti alla luce di un’aurora. Mi mancavi prima di conoscerti. Ora che sei andata via mi è difficile accorgermi che non ci sei. Ti vedo in ogni angolo della casa. Ti sento sfiorarmi la pelle e il tuo alito, vento d’estate, mi gira intorno. La tua voce nei miei pensieri, come battito di tamburi. Credimi se i pensieri fossero fatti soltanto parole, desideri e strani pentimenti, forse mi sentirei perso. Dimenticherei le tue mani sulla pelle di brividi trattenuti. Scorderei le tue labbra ansiose di parole e di baci contenuti. Mi pentirei di averti cercata, amata e desiderata come il gelido inverno aspetta ansimando l’arrivo della primavera e lasciarmi andare e sentirmi come un Dio in una notte d’estate. Aspetterei il cadere lento di un cambiamento e le foglie secche di un sol unico evento lieve d’autunno e se il tempo fosse fatto di niente, non servirebbe nemmeno ricordare e se il cielo finto fosse fatto di chi mente, non servirebbe nemmeno sognare. Le stelle allucinogene non basterebbero ad immaginare e il vento spinto porterebbe soltanto rimpianto e se il silenzio fosse fatto veramente soltanto di nulla e se allora mi chiedo: “Perché piango se mi sento lasciato. Mi tormento e mi rallegro se di colpo mi risento amato e se tutto non fosse stato inutile, capirei perché mi sei tanto mancata. Come potrò mai dimenticarti se ancora oggi un tuo brivido come un’onda mi attraversa ed è come se il tempo non fosse mai arrivato ad esplecare un urlo crescente che non distrae, sfiora e dipinge notti sulla pelle che ansima e s’agita al sol sfiorarsi, mentre il mio sangue, con la luce premuroso, si lascia andare. Reso ancora più ardito, si esalta a somigliare a tutto quello che diventa bufera di tutto ciò che appare negato, in delirio intenso e profumo d’illecito. Fino a quando finiscono i gemiti segreti, senza più fonti da dissetare. Vedo ancora i tuoi occhi che mi trafiggono, facendosi largo dentro di me, con l’abilità di chi sa dove arrivare. Senza vergogna a seguire la scia umida lasciata dalla mia lingua a sentori aciduli di confusi respiri, affidandosi a sussulti e tormenti. Senza tregua, avidi di incontenibile passione, fino a restare socchiusi per non svegliarsi mai e fondersi di sensazioni e brividi mai più tenuti nascosti. Mentre le tue labbra mordono senza voler fingere di essere altrove. Lasciarsi coinvolgere dalle voglie di notti senza buio proibito ad aspettare un’alba ricca di promesse. Quella di ritrovarsi ancora, temo che nei nostri sensi non ci saranno mai follie, solo gesti e spine che trattengono il respiro che divampa. La nostra vita come un libro dalle pagine strappate. Le ultime ancora bianche. Copertine di pietre, difficili d’aprire. Rughe tra i fogli ingialliti. Lacrime che non hanno eroso il tempo che non si è mai tradito; delle sensazioni ha lasciato soltanto gocce in fondo ai calici che hanno brindato versi. Quante piaghe tra le parole urlate al vento e al sospetto che il tempo non è mai tornato. Solo la pelle, la nostra pelle sa se si ci sei mai stata. Lancette di orologi che non ti vedono. Stessa velocità, stesso verso. Non potranno mai incontrarsi. Ore diverse vissute a rincorrere il tempo di un domani che non potrà mai essere raggiunto. Sarà sempre domani e il vento insufficiente non riuscirà mai a far sì che un oggi diventi un domani. Il tempo senza te non si ferma, non aspetta, va avanti fino al domani e poi ancora domani. Le lancette della nostra vita hanno tante felicità, ma anche di quel tanto perso. Isolato dal fumo che si è creato intorno a me, inseguo le scie dei pensieri che corrono via, più del tempo. Sperando di seguire sempre quelli giusti. Quelli che parlano dei sentimenti veri. Sono gli unici che lasciano sospirare. Sono i venti che soffiano dentro, aspettando che da te arrivi ancora il vento. Mi manca di te la voce. Gli echi dei momenti e i pensieri sussurrati a bassa voce di essere presente. Mi manca di te l’inizio della foce e i sussurri a volte trattenuti e i battiti mai muti. Mi manca dite la pelle liscia e bollente come fossimo due amanti. Mi mancano di te i baci e le labbra di te, il tempo mi resterà per sempre ogni attimo e momento. Ora che è passato il vento che scompiglia i capelli, vedo il tempo che s’invola verso l’ombra e il tepore. Tutto volge verso sera dai passi insoliti e silenti. Mentre ancora l’amore tuona, penetra i cuori e le parole s’inchinano ad alimentare i fuochi. Vorrei tanto ancora specchiarmi di un cielo stellato e versi. Vorrei vestirmi ancora d’emozioni e soli. Gli attimi che si fermano sono fili bianchi che si perdono. Non tutti sanno che il vento che scompiglia è già passato. Peccato non farla tornare la voglia che non ha bisogno della magia e tanto meno dell’inganno. Mi chiedo come sarà l’inchiostro che scriverà chissà? Se tu tornerai. A volte ci sentiamo felici per caso. Altre volte ci rendiamo conto che potremmo sempre esserlo, se non avessimo permesso la partenza di tanti treni. I vagoni dei sentimenti vanno sempre di là e non sempre trovano le giuste coincidenze. L’addio disinteressato non prevede alcun sacrificio di se stessi. Mi chiedo sempre come saranno le lacrime d’inchiostro che scriveranno “e già!” ormai se tu non tornerai. O sangue che sospira, torna ad essere agitato. Percorre le mie vene e non si dà pace, se non è il vento che tormenta. Sussulta e sospira nell’ombra ogni attimo di tradimento. Scorre sì, ma a singhiozzo, sa che dovrà solo aspettare il momento del riscatto. Solo quando tu sorridi si ricorda d’essere amato. Lascia agli altri e al sospetto di schierarsi col dispetto. Al mio sangue conta solo il battito del petto. Essere ancora amato e un po’ di rispetto. Mi manchi con le tue mani calde, con la tua pelle a buccia d’arancio e dei tuoi fianchi che non sanno girarsi. Mi manca del tempo il senso unico del vento e dei petali che cadono. La voglia del tornare. Mi manca di te la soglia del piacere e dei brividi barattati. Mi manca di te i sospiri infiniti sulle ali dei venti. Ah se tu potessi tornare con la tua pelle arancio e con le mani calde. E’ quello che di te mi manca. A volte sono le lacrime che ci riportano indietro alle gioie di un tempo e alle spine che inevitabilmente ci pungono spesso. Ai rimpianti di un tempo sciupato e incerto. A volte i geli alla schiena sono ricordi pungenti di pagine perse. Forse non doveva essere così: “Il tempo in un’unica direzione”. Forse le aspirazioni ci portano via, non sanno spiegare come il cuore batte comunque in ogni momento. Non posso solo dire che mi manchi. Ci sono parole che sfuggono, si smarriscono costruendo una rete di pensieri dalla quale non si riesce più a venirne fuori. Tante volte ci si sente come foglie alla fine d’autunno, come se una parte di noi si stacca da noi stessi per seguire il vento, come un pensiero sospeso nell’aria, lasciando solo alla pioggia il gusto di scendere piano. E’ come prendersi a randellate come fossimo bestie che rantolano, mentre l’asfalto che raccoglie le nostre lacrime, si limita a dire: “non posso farci niente” tutto è possibile. Ci sono parole aspre, arrivano all’improvviso. Ci sono pensieri esausti, somigliano a dei pesi. Nessuno osa alzarli. Ci sono risposte che non hanno mai risposte e inutili attese dei treni che vanno via, mentre qui riposa il petto. Il mio calore diventa il tuo e il mio respiro, sospira al tuo, alla tua pelle nuda. I pensieri sono braccia, somigliano a dei rami che nessuno può spezzare e nel silenzio ci sono tuoni, arrivano pian-piano. Sono i battiti del cuore. So che mille pensieri non potranno mai spiegare il perché tu sei andata via. Quello che conta e fa male, è soltanto quello. E’ fatto di pietra dura, come lamine di acciaio del tempo che delle mie lacrime non ha più cura. Sono pareti che non hanno porte, ma soltanto spifferi dal sapore aspro. Chissà perché quando c’è l’addio e quel vento che ti porta via, rimane solo sudore ardente che scivolando sulla pelle grigia, martella a sangue e infierisce. So che mille parole non riporteranno nessun rancore amaro, perché tu non avresti mai voluto andar via. C’è un’unica via che può portare alla mia felicità: il tuo ritorno ne traccia la rotta come un’onda che spinge ad amare. Un sentiero che si snoda tra facili esche che appaiono allettanti. Ingannano i diversi stadi del piacere. Illudono e deviano, mentre il cuore che non batte mai da solo, sa quando accelerare. Il cuore sa dove andare. Sa dove fermarsi. Il cuore sa quando è il momento di trattenere il respiro. Sa anche quando è ora di dormire. La nostra pelle fatta di tabù, vive solo dal volere a tutti i costi. Piaghe del poco conosciuto che prendono voce per capire il mistero che non ci lascia dormire. Le parole e i pensieri che sconvolgono, tormentano come tutti gli amori inaspettati.

Costantino Posa

sabato 3 giugno 2017

IDIOZIA

Come è bello sentirsi un popolo fiero e speranzoso. Convinti di essere nel giusto e sempre pronti a gonfiare il petto al vento. Indossare una divisa e sparare a chi non ha neanche il permesso. I missili sono cari, ma sanno cosa fare. Se poi cadono o colpiscono un po’ più in là, che fa? Fa parte del gioco. Chi resta lì moriva anche prima. Quel che conta è il messaggio. Trasmettere agli altri di essere i più forti. Poi nella conta dei morti non contano i bambini. Non hanno mai prodotto e per colpa della miseria, sarebbero da lì a poco, morti. Quelle bandiere sempre al vento non hanno più colore e neanche il senso del dovere. Si coprono di rosso e nero. Rosso sangue e nero di vergogna, che ha fatto dell’uomo vero un po’ meno di vero. Giustizia e vendetta si confondono. La prima giustifica l’altra. La seconda si diverte e sostituisce l’uomo con la bestia. Le incredulità resteranno per sempre incontrollabili incredulità, mentre l’incapacità dell’uomo di risolvere antichi malumori, lo porteranno a rincorrere ideali e prese di posizioni che al di fuori vengono visti come inutili tentativi dell’uomo stesso di apparire un po’ migliore. La terra stessa, tante volte si vergogna di accogliere ciò che resta, poiché quel che resta, tante volte, vale più di quel che era. Resteranno le croci per chi verrà dopo a ricordare che in fondo le tante voci, portate via dal vento, resteranno per sempre voci inascoltate. Mentre il tempo che da sempre odia fermarsi, porterà ad altri solo quello che vorrà. Chi non è vissuto conterà più di quei tanti, che accecati dal nulla, saranno malamente vissuti invano.

sabato 15 aprile 2017

SE MI MANCA L'URLO DEL VENTO.

Quei pensieri che non hanno mai trovato ascolti sono ancora lì. Tra le paludi delle cose perse. Quei pensieri amici dei silenzi stolti, si sono persi lì tra le odi dei ma e forse. Di tutto quel che sento ci sono le risposte  che non hanno mai avuto domande. Solo l'urlo del vento, è quello che mi spinge a cento. Quei muri e le frenate sono solo quelli di ieri. Forse ho perso di te il tempo e la magica esperienza di averti qui per sempre. Rispetto quel che sento. Solo l'urlo del vento amico mi ricorda senza spreco di averti avuta accanto almeno in questa vita. Ora so il perchè? Di quei tanti pensieri lì.

mercoledì 12 aprile 2017

LIBERTA' PER TUTTI.


L'uomo ripiegato su se stesso è lo stesso uomo di prima.
Quello che nel poter decidere camminava dritto, sempre avanti.
Quello che ha vissuto, sognato e combattuto.
Quello che ha parlato e ha scelto la sua strada.
Quello che dirà: " Non tornerò più in piedi ",
i miei costretti non vogliono:
Costretto al silenzio.
Costretto alla fuga.
Costretto a sopravvivere.
Costretto a prostituirmi.
Quello che mise nel cuore un sol pensiero: "Libertà".
Ora è tempo di cercare la cordialità di un tempo.
Quella che ad ogni bivio ti dice: "vai di qua o di là"
e se non ti piace, puoi cambiare.
L'uomo ripiegato su se stesso è lo stesso uomo di domani.
Quello che parlerà sempre di un domani.
Quello che lavorerà e potrà stringere le tue mani.
L'uomo ripiegato su se stesso
è lo stesso uomo di tanti momenti,
precipitato nel panico, mesto, rifugio dei perdenti
per vivere di un unico sol momento di tormenti.

giovedì 6 aprile 2017

BRIATORE :«Quando sento che è difficile essere lontano da casa per un ragazzo di 24 o 25 anni penso che è incredibile: negli Usa i ragazzi a 17 anni lasciano le famiglie e cercano una propria strada. Conosco ragazzi italiani arrivati a New York otto anni fa per fare i camerieri e oggi hanno 12 ristoranti».
«Se uno ha le palle va fuori, se uno ha voglia di fare va fuori - ha concluso -. (…) Si parla sempre di andare all'estero per studiare, ma io dico: andiamo all'estero per lavorare».
MODELLO di PALLA:

ALLORA MANDIAMO TUTTI GLI ITALIANI ALL'ESTERO, COSI' VEDIAMO SE HANNO TUTTI LE PALLE.....IN ITALIA FACCIAMO RIENTRARE BRIATORE CON 1500 EURO AL MESE