Costantino Posa

Costantino Posa

martedì 13 febbraio 2018

MASCHERE.


Coriandoli sospinti dal vento, fino a formare una via nel tempo. 
Quelle maschere dai volti conosciuti sono le nostre vergogne. 
Quelle maschere tante volte hanno tolto il sorriso dal volto 
e pur mescolandosi tra la folla 
non hanno mai tenuto nascosto le alterne 
e sconsiderate mani che ogni giorno hanno tolto la vita. 
Forse é carnevale, ma quei corpi per terra sono veri. 
Quel rosso che scorre é parte di me. 
Quei bimbi violati sono soli, sempre soli... vestiti di polvere 
e la fame che hanno addosso é l’unica a tenerli ancora in vita. 
Quelle donne a metà hanno ancora voglia di sentirsi felici e amate. 
Quei soldati inchiodati hanno visto l’inferno e hanno scelto, 
costretti, a restare lì, tra le immense praterie, 
senza fiori, senza fili d’erba, senza nemmeno un sorriso. 
Solo suoni, tanti suoni. Come se ci fossero solo quelli. 
Tanti fuochi, tante polveri e fuochi d’artificio, 
per tanti senza nemmeno un ritorno. 
Per fortuna ci sono le maschere e da loro nascoste 
solo chi resta.

venerdì 9 febbraio 2018

CHI HA FRETTA.




Il cuore verde di chi ha fretta
sognava di poter essere
molto più di un incubo.
Sognava di poter essere degno
di impadronirsi di un tempo.
Sognava di poter mescolare
audacia alla genialità del vento.
Quella velocità che di solito
rende speciali, ma che spesso
non si conosce abbastanza.
Fluiva tra le ombre
dei fili d'erba che fili d'erba non sono.
Sviano l'esito di una folle corsa
in una notte incredula ... inerme
come una mezza luna rimasta lì
a guardare piange di stelle
chi ancora una volta
si lascia ingannare
dallo scorrere tranquillo
della propria fretta.

domenica 4 febbraio 2018

QUEI GIORNI ACCANTO.

Le cose che accadono
non le puoi evitare.
Bisogna
saper trascorrere il tempo
con tutte quelle cose
che ti tormentano.
Tanto poi
arriveranno quelle belle
e ancor di più torneranno
quelle ancor più brutte
che ti toglieranno il fiato
e poi ancora quelle
che ti porteranno in alto
per lasciarti lì
o per mollarti giù.

venerdì 2 febbraio 2018

LETTERA a un ADDIO.


                       

Ci sono amori che col tempo diventano estranei, come se non fossero mai stati amori. Sono come gli universi senza stelle. Dirompenti come un mare senza scogli. Piatto, senza onde. Senza voli di gabbiani. Senza brividi sulla pelle. Senza lampi, tuoni e improvvise mareggiate. Senza gocce di rugiada. Senza battiti incontrollati e le voci sussurrate di quei sguardi dritti al cuore; con le labbra appoggiate e gli occhi appena chiusi che si aprono splendenti alla luce di un’aurora. Mi mancavi prima di conoscerti. Ora che sei andata via mi è difficile accorgermi che non ci sei. Ti vedo in ogni angolo della casa. Ti sento sfiorarmi la pelle e il tuo alito, vento d’estate, mi gira intorno. La tua voce nei miei pensieri, come battito di tamburi. Credimi se i pensieri fossero fatti soltanto parole, desideri e strani pentimenti, forse mi sentirei perso. Dimenticherei le tue mani sulla pelle di brividi trattenuti. Scorderei le tue labbra ansiose di parole e di baci contenuti. Mi pentirei di averti cercata, amata e desiderata come il gelido inverno aspetta ansimando l’arrivo della primavera e lasciarmi andare e sentirmi come un Dio in una notte d’estate. Aspetterei il cadere lento di un cambiamento e le foglie secche di un sol unico evento lieve d’autunno e se il tempo fosse fatto di niente, non servirebbe nemmeno ricordare e se il cielo finto fosse fatto di chi mente, non servirebbe nemmeno sognare. Le stelle allucinogene non basterebbero ad immaginare e il vento spinto porterebbe soltanto rimpianto e se il silenzio fosse fatto veramente soltanto di nulla e se allora mi chiedo: “Perché piango se mi sento lasciato. Mi tormento e mi rallegro se di colpo mi risento amato e se tutto non fosse stato inutile, capirei perché mi sei tanto mancata. Come potrò mai dimenticarti se ancora oggi un tuo brivido come un’onda mi attraversa ed è come se il tempo non fosse mai arrivato ad esplecare un urlo crescente che non distrae, sfiora e dipinge notti sulla pelle che ansima e s’agita al sol sfiorarsi, mentre il mio sangue, con la luce premuroso, si lascia andare. Reso ancora più ardito, si esalta a somigliare a tutto quello che diventa bufera di tutto ciò che appare negato, in delirio intenso e profumo d’illecito. Fino a quando finiscono i gemiti segreti, senza più fonti da dissetare. Vedo ancora i tuoi occhi che mi trafiggono, facendosi largo dentro di me, con l’abilità di chi sa dove arrivare. Senza vergogna a seguire la scia umida lasciata dalla mia lingua a sentori aciduli di confusi respiri, affidandosi a sussulti e tormenti. Senza tregua, avidi di incontenibile passione, fino a restare socchiusi per non svegliarsi mai e fondersi di sensazioni e brividi mai più tenuti nascosti. Mentre le tue labbra mordono senza voler fingere di essere altrove. Lasciarsi coinvolgere dalle voglie di notti senza buio proibito ad aspettare un’alba ricca di promesse. Quella di ritrovarsi ancora, temo che nei nostri sensi non ci saranno mai follie, solo gesti e spine che trattengono il respiro che divampa. La nostra vita come un libro dalle pagine strappate. Le ultime ancora bianche. Copertine di pietre, difficili d’aprire. Rughe tra i fogli ingialliti. Lacrime che non hanno eroso il tempo che non si è mai tradito; delle sensazioni ha lasciato soltanto gocce in fondo ai calici che hanno brindato versi. Quante piaghe tra le parole urlate al vento e al sospetto che il tempo non è mai tornato. Solo la pelle, la nostra pelle sa se si ci sei mai stata. Lancette di orologi che non ti vedono. Stessa velocità, stesso verso. Non potranno mai incontrarsi. Ore diverse vissute a rincorrere il tempo di un domani che non potrà mai essere raggiunto. Sarà sempre domani e il vento insufficiente non riuscirà mai a far sì che un oggi diventi un domani. Il tempo senza te non si ferma, non aspetta, va avanti fino al domani e poi ancora domani. Le lancette della nostra vita hanno tante felicità, ma anche di quel tanto perso. Isolato dal fumo che si è creato intorno a me, inseguo le scie dei pensieri che corrono via, più del tempo. Sperando di seguire sempre quelli giusti. Quelli che parlano dei sentimenti veri. Sono gli unici che lasciano sospirare. Sono i venti che soffiano dentro, aspettando che da te arrivi ancora il vento. Mi manca di te la voce. Gli echi dei momenti e i pensieri sussurrati a bassa voce di essere presente. Mi manca di te l’inizio della foce e i sussurri a volte trattenuti e i battiti mai muti. Mi manca dite la pelle liscia e bollente come fossimo due amanti. Mi mancano di te i baci e le labbra di te, il tempo mi resterà per sempre ogni attimo e momento. Ora che è passato il vento che scompiglia i capelli, vedo il tempo che s’invola verso l’ombra e il tepore. Tutto volge verso sera dai passi insoliti e silenti. Mentre ancora l’amore tuona, penetra i cuori e le parole s’inchinano ad alimentare i fuochi. Vorrei tanto ancora specchiarmi di un cielo stellato e versi. Vorrei vestirmi ancora d’emozioni e soli. Gli attimi che si fermano sono fili bianchi che si perdono. Non tutti sanno che il vento che scompiglia è già passato. Peccato non farla tornare la voglia che non ha bisogno della magia e tanto meno dell’inganno. Mi chiedo come sarà l’inchiostro che scriverà chissà? Se tu tornerai. A volte ci sentiamo felici per caso. Altre volte ci rendiamo conto che potremmo sempre esserlo, se non avessimo permesso la partenza di tanti treni. I vagoni dei sentimenti vanno sempre di là e non sempre trovano le giuste coincidenze. L’addio disinteressato non prevede alcun sacrificio di se stessi. Mi chiedo sempre come saranno le lacrime d’inchiostro che scriveranno “e già!” ormai se tu non tornerai. O sangue che sospira, torna ad essere agitato. Percorre le mie vene e non si dà pace, se non è il vento che tormenta. Sussulta e sospira nell’ombra ogni attimo di tradimento. Scorre sì, ma a singhiozzo, sa che dovrà solo aspettare il momento del riscatto. Solo quando tu sorridi si ricorda d’essere amato. Lascia agli altri e al sospetto di schierarsi col dispetto. Al mio sangue conta solo il battito del petto. Essere ancora amato e un po’ di rispetto. Mi manchi con le tue mani calde, con la tua pelle a buccia d’arancio e dei tuoi fianchi che non sanno girarsi. Mi manca del tempo il senso unico del vento e dei petali che cadono. La voglia del tornare. Mi manca di te la soglia del piacere e dei brividi barattati. Mi manca di te i sospiri infiniti sulle ali dei venti. Ah se tu potessi tornare con la tua pelle arancio e con le mani calde. E’ quello che di te mi manca. A volte sono le lacrime che ci riportano indietro alle gioie di un tempo e alle spine che inevitabilmente ci pungono spesso. Ai rimpianti di un tempo sciupato e incerto. A volte i geli alla schiena sono ricordi pungenti di pagine perse. Forse non doveva essere così: “Il tempo in un’unica direzione”. Forse le aspirazioni ci portano via, non sanno spiegare come il cuore batte comunque in ogni momento. Non posso solo dire che mi manchi. Ci sono parole che sfuggono, si smarriscono costruendo una rete di pensieri dalla quale non si riesce più a venirne fuori. Tante volte ci si sente come foglie alla fine d’autunno, come se una parte di noi si stacca da noi stessi per seguire il vento, come un pensiero sospeso nell’aria, lasciando solo alla pioggia il gusto di scendere piano. E’ come prendersi a randellate come fossimo bestie che rantolano, mentre l’asfalto che raccoglie le nostre lacrime, si limita a dire: “non posso farci niente” tutto è possibile. Ci sono parole aspre, arrivano all’improvviso. Ci sono pensieri esausti, somigliano a dei pesi. Nessuno osa alzarli. Ci sono risposte che non hanno mai risposte e inutili attese dei treni che vanno via, mentre qui riposa il petto. Il mio calore diventa il tuo e il mio respiro, sospira al tuo, alla tua pelle nuda. I pensieri sono braccia, somigliano a dei rami che nessuno può spezzare e nel silenzio ci sono tuoni, arrivano pian-piano. Sono i battiti del cuore. So che mille pensieri non potranno mai spiegare il perché tu sei andata via. Quello che conta e fa male, è soltanto quello. E’ fatto di pietra dura, come lamine di acciaio del tempo che delle mie lacrime non ha più cura. Sono pareti che non hanno porte, ma soltanto spifferi dal sapore aspro. Chissà perché quando c’è l’addio e quel vento che ti porta via, rimane solo sudore ardente che scivolando sulla pelle grigia, martella a sangue e infierisce. So che mille parole non riporteranno nessun rancore amaro, perché tu non avresti mai voluto andar via. C’è un’unica via che può portare alla mia felicità: il tuo ritorno ne traccia la rotta come un’onda che spinge ad amare. Un sentiero che si snoda tra facili esche che appaiono allettanti. Ingannano i diversi stadi del piacere. Illudono e deviano, mentre il cuore che non batte mai da solo, sa quando accelerare. Il cuore sa dove andare. Sa dove fermarsi. Il cuore sa quando è il momento di trattenere il respiro. Sa anche quando è ora di dormire. La nostra pelle fatta di tabù, vive solo dal volere a tutti i costi. Piaghe del poco conosciuto che prendono voce per capire il mistero che non ci lascia dormire. Le parole e i pensieri che sconvolgono, tormentano come tutti gli amori inaspettati.

Costantino Posa

giovedì 1 febbraio 2018

PUGLIA...due mesi per una visita, ma se paghi solo 6 giorni.

BARI - Una media di 64 giorni per ottenere una visita o un esame strumentale negli ospedali pugliesi, contro 6 giorni per ottenere a pagamento quella prestazione nella stessa struttura. Il dato è suggestivo, ma non deve stupire: nella sanità italiana (con pochissime eccezioni come Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) funziona esattamente così. La proposta di legge di Fabiano Amati (Pd), che ha proposto di sospendere i medici dall’attività libero-professionale di fronte a marcate differenze nei tempi di attesa, potrebbe essere in contrasto con il quadro legislativo nazionale: ma ha il merito di aver acceso un faro su un problema importantissimo.
I dati mostrano infatti una situazione a macchia di leopardo. Prendiamo ad esempio la prestazione più prenotata in Puglia, ovvero l’elettrocardiogramma. Le attese medie (è stata presa a parametro la prima settimana di ottobre 2017) vanno dai 103 giorni della Asl Lecce ai 119 del Policlinico di Bari fino ai 36 negli ambulatori della Asl di Bari. Ma in tutti i casi, prenotando la prestazione a pagamento lo stesso ecg si può effettuare (nella stessa struttura) non oltre gli 8 giorni di attesa. Stesso discorso per le visite specialistiche: una visita cardiologica in Puglia ha tempo medio di attesa (sempre riferito alla prima settimana di ottobre 2017) pari a 61 giorni, ma a pagamento si può ottenere in 7 giorni.
Ma d’altro canto meno del 5% (il 4,87%) delle prenotazioni nella settimana presa in esame ha scelto come modalità l’Alpi, ovvero la prestazione in intra moenia in cui il medico ospedaliero svolge attività libero professionale: insomma, gli si paga la visita. Un dato che ha molti motivi, tra i quali c’è anche la scarsa convenienza delle prestazioni Alpi, visto che quasi sempre le tariffe dei medici privati sono più basse e dunque per casi semplici si preferisce quest’ultima strada. Non è un caso, a conferma di questa lettura, se l’unica specialità in cui l’Alpi si mostra concorrenziale a livello di numeri è l’oncologia: quasi un malato su tre sceglie di pagare il consulto al medico ospedaliero per accorciare l’attesa. E l’ospedale pugliese con il maggior ricorso all’Alpi è il Policlinico di Bari, dove (parliamo sempre della settimana in esame, ma i dati non si discostano molto nel resto dell’anno) quasi un terzo dei pazienti sceglie la strada del consulto libero professionale.
La causa principale delle liste d’attesa - dicono fonti della Regione - è il blocco del turn-over che da 15 anni ha depauperato la Puglia di personale sanitario. Lo sblocco delle assunzioni, di cui si attende il via libera in queste settimane, potrebbe forse invertire la tendenza. Di certo non c’è riuscito il piano straordinario lanciato all’epoca dell’assessore Elena Gentile, che aveva messo sul piatto 12 milioni: a certificarne il fallimento anche un rapporto della Corte dei conti.
A criticare la proposta di Amati è intanto il capogruppo Dit, Ignazio Zullo, che la boccia come «inammissibile». «Le norme contrattuali - dice Zullo - non possono essere intaccate per legge. Dire che se le liste di attesa sono lunghe è colpa dei medici è un messaggio subdolo che dà in pasto alla collettività l'immagine del medico opportunista. Servirebbero piuttosto interventi di programmazione e organizzazione dei servizi in funzione della domanda». 

mercoledì 10 gennaio 2018

DIMENTICATO ASPETTA.


Dove finiscono i miei pensieri? 
In una sorta di tempo difettoso, 
una dimora storica, 
dove diventano emozioni come stracci..
...se nessuno li ascolta. 
Se nessun altro condivide. 
I frulli d'ali di un tempo che divide, 
lasciano scolorare nel nulla, 
senza un rantolo..
nè un gemito, ma 
solo un balbettio, 
un rimasuglio
di chi dimenticato aspetta.

lunedì 8 gennaio 2018

PERCHE' VERGOGNARSI


Ci sono uomini che si calpestano da soli.
Indolenti per natura, sfuggono dall'essere veramente uomini.
Ci sono uomini che uccidono. Certamente non è una novità: L'uomo ha sempre ucciso, ma le motivazioni sono sempre state tante. 
Alcune direi quasi giustificabili. Altre molto meno.
L'uomo ha ucciso per sopravvivere, per mangiare, per difendere un territorio e ancor di più per difendere un ideale, una bandiera, la propria pelle, la propria fede.
Tante volte l'uomo uccide senza un motivo e tante altre volte, convinto di aver ragione uccide per vigliaccheria.
Sotto al cielo burrascoso del tempo che passa, l'uomo non ha mai smesso di uccidere, poi quando sta male, prega.
L'uomo abituato ad essere possente,
spesso diventa piccolo-piccolo
e inevitabilmente si confonde con il niente.
Ci sono uomini che quando fissano uno specchio,
abbassano gli occhi, per non vedere il viso della vergogna.

mercoledì 27 dicembre 2017

IMMAGINO IL TEMPO.



A volte sono vento disperso.
Mi chiedo perché? Disegno la mia vita
come pagine di un libro al vento
del tempo che non ha tempo.
A volte sono vento diverso.
Mi diverto a riscriverla,
la mia vita ormai persa.
A volte sono vento avverso.
Mi ostino e riprendo il mio tempo.
In fondo, in fondo
a volte sono vento universo.

venerdì 22 dicembre 2017

ULTIMI GIORNI.


Un anno che va via,
porta con se i brividi della pelle,
mentre per chi resta...resta il pianto.
Quante gocce salmastre
scendono sul viso in cerca di un perchè.
Odo ancora i botti maleducati
che hanno infranto il sorriso
e l'odor di festa
di quest'ultimo dicembre.
Natale dei mercatini e delle ossa rotte.
Quante inutilità nella mente dei diversi.
Natale è fatto per dimenticare.
Natale è fatto per accettare
le ferite in fondo al cuore.
Sciocco chi ha deciso di buttarsi via.
Natale è fatto per ritrovarsi,
non per umiliarsi.
Vorrei che fosse sempre Natale
ad illuminare il viso.
Di quei botti che ho sentito
resterà solo fumo e lacrime
di quest'anno che va via.

mercoledì 20 dicembre 2017

SE C'è... REGGE.


Forte il vento che spazza via il firmamento. Un cielo senza stelle è l'immagine del niente, poi se manca anche la luna, viene meno la speranza di sognare ad occhi aperti. Non basta più neanche il sole a scaldare il nostro cuore se di là non c'è più nulla.
Le comete sono sentieri che ci portano alle mete e se il sole ogni tanto sbuffa è perché è sconcertato di vedere che in fondo al buio conta solo il dispetto. Mi sa che all'aurora sorge anche il sospetto che la notte è un'invenzione di chi si nasconde per non essere scoperto...per fortuna c'è sempre il vento che riporta il momento. Tutto il resto vien da se, se con me ci sei sempre te.